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L'Alpina

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Piemonte Eccellenza Artigiana(Cliccare per visualizzare la cartina)

A Bricherasio, tanti anni fa, in via Olmetti, oltrepassato il passaggio a livello sulla linea ferroviaria Pinerolo-Torre Pellice, in direzione dell’attuale circonvallazione, c’era un antica fabbrica di cioccolata. Si chiamava L’Alpina, ma era conosciuta da tutti come “La Ciculata”, in dialetto piemontese. Apparteneva a due famiglie locali: la famiglia Quenda e la famiglia Cesano. Cesano Antonio, uno dei proprietari, era lo zio del bisnonno di Chiara. La fabbrica occupava gli edifici che adesso si trovano in via Olmetti dal numero civico 26 al 32. Parte degli edifici erano stati acquistati direttamente dall’Ente delle Ferrovie; erano antichi magazzini che ospitavano uffici e in parte erano adibiti a deposito delle materie prime per produrre il cioccolato, soprattutto cacao e nocciole; la parte restante, dove oggi c’è la casa di Chiara, e esattamente tra il numero civico 30 e il 32, era dedicata alla produzione del cioccolato.

Molti abitanti di Bricherasio lavoravano in questa fabbrica, anche bambini perché all’epoca non c’era ancora la legge che vietava ai più piccoli di lavorare. Per consentire a quelli più piccoli di arrivare al banco di lavoro veniva posizionato sotto i loro piedi uno sgabello. Quando in paese, a settembre, si festeggiava la festa dell’uva, proprietari e collaboratori erano soliti allestire un carro allegorico, proprio come quelli di oggi, che sfilava per le vie del paese; a volte, tutti insieme, si cimentavano in gare canore. Era anche quello un modo per fare festa.

La fabbrica operò per circa 40 anni, dal 1911 al 1953 quando i proprietari, ormai anziani, decisero di chiudere. Oggi tutto l’edificio è destinato all’abitazione di alcune famiglie e del cioccolato non rimane che il ricordo.

Dei tempi passati rimane qualche fotografia e una vecchia scrivania; quando è stata restaurata, durante la piallatura, emanava ancora un gran profumo di cioccolata perché veniva usata come piano d’appoggio per tagliare le tavolette di cioccolato da offrire o fare assaggiare ai clienti. Le tavolette di cioccolato non erano sottili come quelle che si trovano oggi in commercio, ma molto più spesse e così le “fette” di cioccolato tagliate con il coltello lasciavano delle “briciole” che si infilavano nel legno; questo ne ha conservato i residui e il profumo. Nei muri dell’edificio, durante i lavori di ristrutturazione, sono state trovate tracce degli ingranaggi che azionavano le macine per frantumare le nocciole.

Di questa Fabbrica, che con il setificio Giretti e la Fabbrica dei chiodi Buzzi ha dato lavoro a molti bricherasiesi, si parla anche in un libro di storia locale: “Bricherasio. Dalle Origini ad oggi” di Bolla P. e Pellice G. 1986